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Ferie 2020: le belle parole e la triste realtà dei fatti

Il tema che sta monopolizzando la vita lavorativa in Intesa Sanpaolo rimane la necessità di incrementare adeguatamente la prevenzione della salute e sicurezza dei colleghi che si recano in filiali ed uffici, a cui si aggiunge, in questi giorni, la programmazione delle ferie per il 2020, o, per essere più precisi, l’applicazione “forzata” delle disposizioni emanate dall’azienda il 2 aprile scorso in materia di fruizione delle ferie 2020.

In tempo di emergenza sanitaria e di imminenti carichi di lavoro esagerati collegati ai decreti del Governo, l’Azienda invece di fornire ulteriori DPI, di adoperarsi per snellire le procedure ed agevolare lo svolgimento del lavoro, produce nuove regole per la pianificazione delle ferie.

Una decisione improvvisa, unilaterale, che non ha precedenti nelle regole del Gruppo, che quel giorno, ha attraversato i mezzi di informazione aziendali, stravolgendo in pochi minuti modalità e prassi consolidate nel tempo e scaricando sui colleghi, sia chi i piani ferie li dovrà presentare sia chi sarà chiamato nell’arduo compito di farli stare in piedi e di validarli, imposizioni calate dall’alto, che tra l’altro palesano evidenti contraddizioni ed incongruenze.

Un tema caldo quello delle ferie, a tal punto da portare i Segretari Generali Nazionali delle Organizzazioni Sindacali del Settore a richiedere nella giornata di ieri, unitariamente, “un intervento di ABI in sospensione di qualsiasi iniziative unilaterali attuate o in attuazione da parte di alcune aziende sul tema”.

Lascia stupefatti che, in un momento di emergenza sanitaria così grave e tragica che sta sconvolgendo la vita delle persone, una situazione che sta vedendo le Lavoratrici ed i Lavoratori del Gruppo impegnati ad assicurare, nonostante i rischi per la propria salute e le paure di ogni giorno, la prosecuzione dell’attività produttiva ed i servizi essenziali alla clientela, l’Azienda decida di imporre loro la fruizione di 8 giorni di ferie entro il 2 di giugno, dei quali almeno 6 entro il 30 aprile.

E’ un atto di forza che non considera minimamente cosa stanno vivendo i colleghi, che non si cura delle loro esigenze personali e familiari in una fase che lo richiede, con un approccio formale e burocratico che porta ad un utilizzo delle ferie tutt’altro che finalizzato al recupero psico-fisico, dato anche il contesto che non permette di uscire dalle proprie abitazioni.

L’imposizione, l’unilateralità e la decisione di non concordare con il Sindacato le modalità di programmazione e fruizione delle ferie, rappresentano un comportamento aziendale che contrasta fortemente con lo spirito (e magari anche con la “lettera”) dei Decreti emanati.

In più, questo modo di fare aziendale stride fortemente con il “ringraziamento speciale” e con l’elogio, rivolti alle Persone della Banca da parte del Consigliere Delegato Carlo Messina per il “grande senso di responsabilità dimostrato in questa fase di straordinaria complessità”.

Che distonia tra le belle parole e la triste realtà dei fatti! Sembra quasi, che nelle nuove modalità delle relazioni, tra call conferenze e piattaforme digitali, l’Azienda abbia qualche “sfasatura comunicativa”!

In questo modo, anche il “bel gesto” dei 6 giorni di ferie aggiuntive riconosciuti per l’impegno di quei colleghi che non hanno potuto fruire dello smart working viene malamente vanificato da questo atteggiamento; a ciò si aggiunge l’obbligo di fissare ulteriori 2 giorni entro giugno e i 3 giorni di chiusura obbligatoria di tutte le filiali previsti successivamente: il saldo è negativo.

L’azienda prima dà e poi riprende, ovviamente con gli interessi!

E poi ci sono anche tutti quei colleghi che stanno continuando, a portare avanti il lavoro in smart working che dovranno fissare i 6 + 2 giorni pur non beneficiando delle ferie aggiuntive, come se dovessero in un qualche modo ripagare l’Azienda di una “gentile” concessione.

In  entrambi i casi, l’effetto che l’Azienda sta provocando con questi comportamenti, è quello di mortificare sia i colleghi che si sono recati al lavoro, correndo rischi per la propria salute, sia quelli che hanno lavorato da casa, anche in condizioni di emergenza, magari allestendosi postazioni di rimedio, ma tutti quanti per far sì che la Banca potesse continuare ad essere un riferimento, in questo momento di difficoltà e smarrimento per la clientela.

Le “Persone della Banca” si sentono prese in giro!

Se poi passiamo agli aspetti gestionali, appare evidente che questo DIKTAT aziendale non potrà che provocare forti problemi organizzativi, considerato che, a breve, oltre ai servizi pubblici essenziali, la Banca ed i colleghi avranno un ruolo vitale nel garantire la predisposizione e l’erogazione delle misure di supporto all’economia fissate dai Decreti Governativi, tra i quali, quelle per i lavoratori delle aziende in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria, attraverso l’anticipazione della Cassa Integrazione, nonché l’attivazione della sospensione delle rate di mutuo e ulteriori altre forme di sostegno.

Pensare di dimezzare, nelle ultime 2 settimane di aprile, gli attuali organici, già ridotti nelle presenze fisiche a causa delle turnazioni, è un’assurdità che avrebbe già dovuto far ripiegare l’Azienda almeno verso un più intelligente slittamento della programmazione degli 8 giorni.

Anche perché il maggior impegno lavorativo nelle filiali e negli uffici, derivante dall’incremento della mole di lavoro per alcune delle nuove attività, ha già reso necessaria la creazione di task force di colleghi per poter supportare l’azione richiesta; mettere, ora, in ferie i colleghi significa rischiare di compromettere la funzione sociale che la Banca è chiamata a fornire, venendo meno al ruolo importantissimo che le è stato assegnato per aiutare le fasce più deboli ed in difficoltà della società, del nostro Paese.

Queste contraddizioni non potranno che emergere in questi prossimi giorni e dovranno indurre l’Azienda ad un significativo passo indietro.

Sempre che qualcuno non continui a pensare ad inaccettabili forzature quali l’idea che si debbano fissare le ferie per poi continuare comunque a lavorare, in smart working, visto che non si potrà ancora uscire di casa, nonostante ciò sia assolutamente vietato; oppure pensare di imporre le ferie solo nei giorni previsti per lo smart learning o altro ancora di fantasioso, che ci è stato segnalato in questi giorni. A quanto pare, il diritto alla disconnessione sembra ancora lontano dall’essere metabolizzato nella cultura aziendale. Di certo va respinta al mittente ogni forma di elusione delle normative contrattuali e di legge!

Si tratta di forzature che l’Azienda, nell’incontro del 6 aprile, di fronte alle Delegazioni Sindacali di Gruppo, si è impegnata a rimuovere, ma rispetto alle quali vigileremo, così come, fin da subito anche su tutto il processo di pianificazione, per garantire la massima tutela ai colleghi.

Vi invitiamo a segnalarci prontamente ogni scorrettezza o tentativo di costrizione, in violazione delle normative, sui quali provvederemo a fare gli opportuni interventi e le denunce del caso.

Parma, 10 aprile 2020


 

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