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Trimestrale Oltre le Attese

GRUPPO INTESA SANPAOLO: 3° TRIMESTRE 2019 OLTRE LE ATTESE
I conti dei primi 9 mesi portano il miglior utile netto del periodo dal 2008
Un risultato importante in un contesto più complesso del previsto

Il CEO del Gruppo Intesa Sanpaolo afferma che l’andamento positivo di questi mesi preannuncia un 2019 in crescita e la conferma della distribuzione dell’utile in dividendi cash per l’80%.

Una valanga di dividendi, 3,44 miliardi nel 2018 e ben 13,4 miliardi negli ultimi 5 anni, che addirittura portano Messina a valutare un eventuale anticipo delle cedole a conferma dell’ottimo stato di salute del Gruppo.

Proprio in questi giorni Intesa Sanpaolo è stata nominata “Best Bank in Italy” dalla rivista Global Finance.

TUTTO A POSTO, ALLORA?

Mica tanto.

Proviamo ad analizzare come sono stati raggiunti questi risultati.

– Forte riduzione dei costi operativi – lI famoso indice Cost/Income (quello che esprime il rapporto tra i costi operativi e il margine d’intermediazione) è diminuito al 49,8%, essenzialmente per la riduzione dei costi del personale: da un lato per le uscite di personale (che a fine piano interesseranno ben 10.600 colleghi), e dall’altro per le assunzioni programmate che, ad oggi, sono in larga misura ancora da realizzare;
– Il miglioramento della qualità del credito – Questo risultato è stato ottenuto prevalentemente grazie alla vendita di importanti stock di NPL (crediti deteriorati) a società esterne, accompagnate da una importante cessione di ramo di azienda – relativa alle attività di recupero credito – che ha interessato quasi 600 lavoratori del Gruppo.

Nel frattempo non accenna a diminuire la disorganizzazione ormai ampiamente diffusa, soprattutto nella Rete di Vendita (ma non solo), e la mancanza di un clima di lavoro sereno tra I COLLEGHI, CHE SI TROVANO A DOVER GESTIRE SEMPRE PIÙ SPESSO COSE NON PIU’ GESTIBILI.

Le PRESSIONI COMMERCIALI, che continuano imperterrite senza accennare a diminuire, sono diventate una vera e propria piaga. Hanno raggiunto vette inimmaginabili sino a poco tempo fa, portando molte lavoratrici e lavoratori di Intesa Sanpaolo a decidere di mettere in discussione il proprio ruolo nella struttura, se non addirittura di dare le dimissioni dall’organico aziendale.

In sintesi, una banca che brilla per risultati di bilancio ottenuti, assolutamente invidiabili per molti concorrenti, a fronte però di un clima di lavoro aziendale che peggiora sempre di più.

Non è più differibile un deciso cambio comportamentale da parte del management nell’affrontare i problemi che sempre più numerosi emergono senza trovare spesso soluzione.

Inoltre, le ultime scelte fatte da Banca Intesa Sanpaolo certamente non aiutano a migliorare la situazione.

Banca 5 – Il recente accordo con Sisalpay, che prevede la cessione di un ramo di azienda di Banca 5 a una NewCo, interesserà 130 colleghi, ed ha l’obiettivo di dare un grande impulso alle attività della c.d. “banca di prossimità” (che poi tanto “prossima” non è).

Questa operazione, sulla base delle informazioni ad oggi disponibili, comporterà un notevole sviluppo della rete di vendita non tradizionale (punti convenzionati Sisal), con la probabile conseguenza, peraltro riportata anche da alcuni quotidiani nazionali, di ULTERIORI 1000 CHIUSURE DI FILIALI (Messina dixit), in aggiunta alle 1100 già programmate – in parte già realizzate – con il Piano d’Impresa 2018/2021. In pratica a fine piano la rete di vendita tradizionale del Gruppo sarà ridotta al lumicino e le ricadute, anche in termini di mobilità territoriale e professionale dei colleghi coinvolti, saranno certamente rilevanti. Il tutto accompagnato da ulteriori probabili massicce uscite di personale che non faranno altro che peggiorare la situazione a carico di quanti sono rimasti a lavoro.

CREDITO SU PEGNO – Con un comunicato stampa (e già le modalità di comunicazione con i colleghi ed i loro rappresentanti la dicono lunga sulla considerazione che l’azienda ha dei lavoratori e dei loro rappresentanti) abbiamo appreso che il Gruppo ha sottoscritto un accordo per la cessione delle 6 filiali che si occupano del “pegno”. Anche in questo caso, oltre ai crediti e agli arredamenti, circa 60 colleghi usciranno dal Gruppo, contribuendo a ridurre quell’indice cost/income che tanto sta a cuore ai nostri manager (salvo scoprire, fra qualche tempo, che si è segato il ramo sul quale si stava seduti, perché a forza di vendere, esternalizzare, cedere, alla fine resterà ben poco).

NEXI – Con una procedura già in corso (Banca5), una ancora da iniziare (Credito su Pegno), ecco già profilarsene una nuova. Da una nota del Gruppo riportata dalla stampa (vedi considerazioni espresse a proposito dell’operazione precedente), abbiamo avuto notizia dell’avvio di <<contatti preliminari con Nexi volti a esaminare eventuali operazioni finalizzate a rafforzamento della partnership commerciale già in essere tra le controparti>>. Tradotto: Capogruppo sta valutando -tra le altre – l’ipotesi di conferire alcuni asset (beni) a Nexi, ricevendone in contropartita una quota azionaria di quest’ultima. Va da sé, che se l’operazione andrà in porto, tra gli asset ci saranno molto probabilmente anche un certo numero di nostri colleghi.

UNISIN NON PUÒ PLAUDIRE A QUESTI RISULTATI, PERCHÉ IL PREZZO PAGATO DAI LAVORATORI È TROPPO ALTO.

RITENIAMO INDISPENSABILE TORNARE AD INVESTIRE SUL PERSONALE E FAREMO DI TUTTO PERCHE’ CIO’ AVVENGA.

SOLO IN QUESTO MODO SI POTRA’ DARE UNA PROSPETTIVA DAVVERO GRANDE A QUESTA AZIENDA NEL RAPPORTO CON IL TERRITORIO, CON LA CLIENTELA E CON IL NOSTRO PAESE.

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