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Proposte per il futuro del Paese : ne parla il nostro Segr. Generale Contrasto

Proposte per il futuro del Paese tra rapporto Colao e stati generali dell’economia


La task force guidata dal manager Vittorio Colao e costituita da esperti in materia economica e sociale ha consegnato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il rapporto “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022” che non ha trovato convinti molti di coloro che lo hanno letto, aprendo l’ennesimo dibattito.

Un articolato testo di ben 53 pagine e 121 schede in cui sono tracciati obiettivi, proposte ed azioni ritenute necessarie per il rilancio del nostro Paese a seguito della crisi socioeconomica generata dalla pandemia Covid-19. Un piano che spazia dall’economia al sociale.

Un rapporto che sembra mettere insieme molti dei temi del dibattito politico, economico e sociale degli ultimi tempi, cercando di dare un apporto rispetto ad una seria di possibili interventi – tenendo presenti gli obiettivi europei – per la ripresa economica, lo sviluppo sociale, la crescita professionale, la parità di genere, le politiche di welfare  per la famiglia e per la disabilità, il rilancio del turismo e del settore culturale, per un Paese più green.

Per raggiungere gli obiettivi sono state individuate sei aree di azione riguardanti: le imprese e il lavoro; le infrastrutture e l’ambiente; il turismo, l’arte e la cultura; la Pubblica amministrazione; l’istruzione, la ricerca e le competenze; gli individui e le famiglie.

In premessa, gli esperti hanno chiarito di aver ascoltato oltre 200 esponenti del mondo economico e sociale, rappresentanti della Commissione europea e Ministeri, analizzando oltre 500 contributi scritti. Un nutrito ventaglio di azioni che riprendono il lungo dibattito sui vari temi che hanno imperniato ed impegnato le discussioni nei vari ambiti della società, dell’economia e della politica degli ultimi anni. Una notevole mole di lavoro quella messa in campo dalla task force Colao che lunedì 15/6 presenta il suo rapporto agli Stati generali dell’economia.

Nelle intenzioni degli autori, quindi, non un libro dei sogni per una nuova e performante Italia post Covid-19 ma un percorso a tappe da perseguire in un arco temporale di breve-medio e lungo termine.

In sintesi, il rapporto Colao indica in tre tipologie gli interventi da porre in essere: iniziative da attuare subito, non procrastinabili, a impatto immediato e costo limitato e/o chiaramente finanziabili, da avviare nei prossimi tre mesi; iniziative da finalizzare che sono costituiti da interventi più articolati/complessi, con un impatto di medio-lungo termine, a costo limitato e/o finanziabili già dal prossimo anno; le iniziative da approfondire costituite da interventi più complessi in grado di generare benefici “importanti” a medio-lungo termine, ma “con impatti significativi sulle finanze pubbliche”.

Come risulta evidente,però,una delle più importanti “note dolenti” del rapporto è costituita sempre dai fondi da poter impegnare per ciascuna delle tre tipologie di interventi. Fondi che dovrebbero arrivare per la gran parte dalle misure che si concretizzeranno a livello europeo e che dovrebbero portare al nostro Paese la cifra rilevante di circa 172 miliardi del Recovery Fund, di cui 82 a fondo perduto.

Prendiamo spunto da alcuni temi trattati nel rapporto e legati al mondo del lavoro per parlarne con Emilio Contrasto, Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL.

Rapporto Colao e Stati generali dell’economia, un approccio utile in tempo di grave emergenza economica e sociale?

Il confronto sui temi rilevanti per il Paese è sempre importante, quindi ben vengano rapporti, incontri, stati generali purché siano realmente finalizzati ad interventi rapidi e concreti per le imprese, per le famiglie, per le Lavoratrici e i Lavoratori che in questi ultimi mesi, caratterizzati dalla paura per la propria salute e quella dei familiari, per il lavoro, per il futuro dei figli e delle imprese,si sono – a vario titolo – sentiti abbandonati,nonostante i numerosi interventi più o meno annunciati o conclamati che tuttavia non sono stati percepiti come sufficienti a garantire sicurezza economica alle Persone e alle Imprese, anzi hanno creato aspettative che spesso hanno lasciato l’amaro in bocca per non dire peggio.

Inoltre, mi permetta di sottolinearlo, un rapporto che pone l’economia ed il rilancio del Paese come uno dei suoi pilastri fondamentali non avrebbe potuto prescindere dall’audizione e dal confronto con le parti direttamente coinvolte in questo processo: ABI e sindacati del credito. Ricordo che era stata a suo tempo inviata apposita proposta in tal senso, rimasta poi lettera morta…

Non abbiamo bisogno di rileggere o risentire proposte che sono già state fatte nel corso degli anni e che sono rimaste poi solo sulla carta, basti ricordare la riforma della giustizia, l’innovazione tecnologica delle nostre imprese, la riforma e la semplificazione della Pubblica amministrazione, le infrastrutture, la digitalizzazione e la banda larga, i tempi più brevi della Giustizia civile, un fisco più equo, per non parlare della scuola e della formazione, del welfare e di tutte quelle politiche che se portate avanti nel segno della concretezza e non della mera enunciazione forse avrebbero potuto far crescere in maniera adeguata il nostro Paese e farlo trovare più forte in questo terribile periodo.

Un po’ critico?

Sicuramente realista, da pragmatico e da economista oltre che da Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL, organizzazione sindacale del settore del credito,ritengo che, in particolare in questo momento storico, sia non utile ma assolutamente necessario operare nell’immediato e con concretezza.

Ogni giorno ci confrontiamo come Sindacato con le Persone che lavorano, con i territori, con le difficoltà che incontrano sia a livello personale che lavorativo, con il sistema produttivo e con l’impoverimento degli stessi territori.

Non sono possibili ritardi, discussioni, interventi senza che alle parole seguano le azioni concrete e immediate in un’ottica di miglioramento del Paese in senso più equo e giusto.

Il nostro Paese non può permetterselo, ancor di più il Meridione d’Italia che sconta già di suo una endemica arretratezza economica che questa tragedia ha aggravato.

Come ho detto, bene al confronto e alle proposte, ancor meglio se fatto in tutte le sedi istituzionali e con il contributo di tutti i rappresentati del mondo economico-produttivo, delle parti sociali, del mondo accademico e della cultura, della società civile, dei cittadini e del terzo settore che in questo periodo ha molto dato ma che non ha visto riconosciuto appieno la sua funzione. Ma è ora il momento di agire e di portare ai nostri concittadini fatti concreti.

Questo ci ricorda la situazione dei bancari?

Purtroppo sì. Tocca un tasto molto dolente. Ne ho già parlato a lungo prima di oggi (n.d.r. intervista 25.5.2020 e comunicati sul tema) e non mi stanco e non mi stancherò mai di difendere a spada tratta le Colleghe e i Colleghi bancari che hanno rischiato e continuano a rischiare in prima persona sulla propria pelle per fare il loro lavoro e sostenere il Paese e che molto hanno dato in prima linea, lasciando sul campo morti e feriti e nulla hanno avuto, neppure un grazie.

Ricordo che il nostro Settore svolge un lavoro essenziale e strategico per l’economia del Paese e che, unitamente agli altri Settori essenziali, non si è mai fermato anche nei periodi più gravi della pandemia. Non aggiungo altro per non essere ripetitivo.

Ritorniamo al rapporto Colao e a un tema anche questo su cui ci siamo già soffermati in passato ma che oggi è diventato uno dei protagonisti principali dei discorsi sul lavoro. Si legge in più parti del rapporto l’esigenza di incentivare ed estendere il lavoro agile o smart working. Lei cosa pensa in proposito?

Nei giorni di pandemia e ancor oggi che siamo appena usciti dal lockdown, il lavoro agile ha rappresentato una vera e propria esperienza globale e simultanea. Ci si è trovati catapultati in una situazione unica e che mai avremmo pensato di fare tutti insieme contemporaneamente in tutti i Settori in cui è stato possibile attuarlo.

Sino a prima della pandemia,tale modalità di lavoro era vista più come un mezzo per tentare di conciliare vita lavorativa con vita familiare che come una vera e propria evoluzione della modalità e dell’organizzazione del lavoro. Voglio ricordare che anche su questa materia come su altre il nostro Settore si è dimostrato lungimirante ed anticipatore, disciplinandola in modo chiaro in occasione del recente rinnovo contrattuale.

Quella che le Lavoratrici e i Lavoratori del Settore bancario, ma anche di tutti gli altri Settori, hanno vissuto ha messo in evidenza una serie di fattori positivi ma anche alcuni negativi che necessitano di un approfondito esame e di una rivisitazione normativa per migliorare il lavoro agile e renderlo più efficiente sia nel settore pubblico dove sembrava impossibile attuarlo sia in quello privato che stava invece facendo i primi passi in questa direzione.

Nel nostro Settore, specificatamente, penso che le previsioni del nostro contratto nazionale siano assolutamente adeguate e sarà quindi necessario, superata questa fase, riaffermare l’applicazione dell’istituto all’interno delle previsioni del nostro accordo.

La interrompo per chiederle quali criticità sono emerse…

È ancora presto per poter fare un’analisi complessiva di benefici e criticità ma sicuramente possiamo innanzitutto dire che è stata una situazione assolutamente emergenziale ed unica. Sono state superate, necessariamente, le resistenze delle Aziende abituate a vedere i propri dipendenti lavorare in presenza e quindi poterli avere “fisicamente” disponibili, e quelle dei Lavoratori che la vedevano unicamente come misura di conciliazione piuttosto che come nuova modalità di lavoro che consente di risparmiare il tempo di percorrenza tra casa e luogo di lavoro.

Sono emersi alcuni elementi che vanno necessariamente analizzati e risolti, la questione dell’organizzazione dello spazio di lavoro, quella della tutela psico-fisica, quelli legati alla sicurezza e alla privacy, quello della dotazione di una strumentazione adeguata,ivi compreso un collegamento alla rete sufficientemente evoluto per poter lavorare senza difficoltà, quello della copertura dei relativi oneri che devono interamente restare, naturalmente, a carico delle aziende.

In ogni caso, superata questa fase, il lavoro agile non potrà certamente rappresentare la forma principale di svolgimento dell’attività lavorativa. La “socialità” del posto di lavoro, il confronto di persona, la condivisione di idee e strumenti tout court sono elementi essenziali per la produzione e lo sviluppo della produttività che non possono essere sostituti del tutto dal lavoro da remoto perenne.

È di questi giorni l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del “Family Act” una serie di misure a favore della genitorialità, tema trattato ampiamente anche nel rapporto Colao…

Sì, ritengo che l’iniziativa in sé vada nella giusta direzione per una buona conciliazione vita lavorativa/vita familiare.

UNISIN/CONFSAL da sempre porta avanti proposte sia in tema di genitorialità sia in tema di disabilità che sono due importantissimi aspetti della vita delle Persone e quindi delle Lavoratrici e dei Lavoratori.

Auspichiamo ulteriori interventi anche a favore della disabilità e dei caregivers familiari, anche single, che si prendono cura di anziani e malati.

Anche in questo caso, però, aspetto di vedere l’applicazione “sul campo” delle varie previsioni.

Per ritornare al rapporto della task force… come vede la proposta di esclusione della responsabilità penale in caso di infezione da Covid per i datori di lavoro?

È una proposta che mi lascia decisamente perplesso.

Perché?

I Datori di lavoro sono tenuti a garantire la salute e sicurezza delle Lavoratrici e dei Lavoratori anche riguardo alla situazione generatasi a causa del Covid-19 e come è stato evidenziato nel rapporto Colao “il possibile riconoscimento quale infortunio sul lavoro del contagio da Covid-19, anche in settori non sanitari, pone un problema di eventuale responsabilità penale del Datore di lavoro che, in molti casi, si può trasformare in un freno per la ripresa delle attività”.

Allo stesso tempo il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro per la Lavoratrice o il Lavoratore esposto al contagio sia durante il percorso per raggiungere il luogo di lavoro e viceversa, che poi sul luogo di lavoro stesso a contatto con il pubblico e/o con i colleghi rappresenta una tutela e una sicurezza per il malcapitato e per la sua famiglia.

Bisogna trovare un equilibrio e contemperate le esigenze ma non a scapito certo della sicurezza dei dipendenti.

Il mio dubbio è legato soprattutto al fatto che eliminando la responsabilità penale per il Datore di lavoro, potrebbero verificarsi casi di minore attenzione al rispetto dei protocolli di sicurezza, predisposti e concertati con le parti sociali e che sarebbe necessario un continuo monitoraggio e una continua verifica soprattutto da parte dell’INAIL per evitare inadempimenti.

Ricordo che le Organizzazioni Sindacali dei bancari hanno firmato con ABI protocolli di Settore in materia di cui l’ultimo “Misure di prevenzione contrasto e contenimento della diffusione del virus Covid-19 per garantire l’erogazione dei servizi del settore bancario ai sensi del DPCM 26 aprile 2020” valido a partire dal 4 maggio scorso e sino alla cessazione delle misure di emergenza.

Un’ultima domanda, superamento del digital divide. Quanto è importante per lo sviluppo del Paese?

Si tratta di un tema già affrontato da UNISIN/CONFSAL. È importantissimo e, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, ne abbiamo avuto una ennesima prova proprio in questo periodo di lockdown da crisi pandemica.

Tutti noi siamo stati continuamente connessi per motivi di lavoro, per la didattica a distanza, per trascorrere il “tempo libero”, per restare in contatto con familiari, parenti ed amici, per visitare virtualmente musei e partecipare ad eventi, per le operazioni bancarie, in sintesi per tutto quello che è stato necessario alla nostra sopravvivenza in questo cosiddetto nuovo mondo.

Il nostro Paese purtroppo è ancora indietro per quanto riguarda le infrastrutture a tutti i livelli. Questa pandemia ha messo in ancor più evidenza un grande divario anche tra le diverse aree del Paese e tra i cittadini aumentando la disuguaglianza fra le Persone. Pensiamo solo a due situazioni: quella lavorativa e quella scolastica. Lavorare o seguire le lezioni a distanza non è stato per tutti lo stesso: ci si è spesso scontrati con la situazione economica delle famiglie molte delle quali hanno avuto difficoltà, specie nelle aree meno ricche d’Italia o meno collegate, e di conseguenza con la possibilità o meno di poter stare al passo con gli altri.

È necessario un grande sforzo per mettere a sistema l’intero Paese e fornire, anche con provvedimenti di supporto alle famiglie e alle imprese, strumenti e incentivi necessari per superare strutturalmente il digital divide.

Bianca Desideri

14 giugno 2020


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