
Mentre il Paese attraversava un’estate interminabile, caratterizzata da temperature record e da un clima asfissiante, all’interno delle filiali e degli uffici della Banca si respirava un’aria non meno soffocante. Alle temperature esterne, che rendevano gli ambienti di lavoro spesso invivibili – complice anche la ben nota inadeguatezza degli impianti di condizionamento – e acceleravano l’esaurimento fisico, si è sommata infatti un’ondata di calore psicologica e organizzativa: una morsa
intollerabile di pressioni commerciali indebite, carichi di lavoro insostenibili aggravati dal periodo di ferie e una sistematica continua riduzione degli organici.
Le notizie e i report dal territorio disegnano il ritratto di una realtà al limite del collasso, in netto e drammatico contrasto con la narrazione aziendale di “eccellenza”.
La morsa dei numeri e la realtà degli organici: un modello insostenibile Mentre le pressioni per il raggiungimento degli obiettivi aumentano a dismisura, il personale continua a ridursi. Chi rimane è costretto a “correre il doppio” per colmare le falle di un sistema che considera il lavoratore come un semplice costo da tagliare e non come un valore da tutelare.
• Portafogli fuori controllo: Il numero di clienti effettivamente assegnati a ciascun gestore supera di gran lunga i modelli teorici dichiarati. A questo si aggiungono le posizioni formalmente in capo ai Direttori, ma gestite di fatto dal restante personale di filiale: anche quando si tratta di rapporti non commercialmente attivi, la mole di adempimenti amministrativi paralizza l’operatività quotidiana.
• Gestori base troppo spesso lasciati da soli nella gestione di una cassa fisica e molteplici casse self (ATM, CSA etc.)
• Ostacoli quotidiani ignorati: A fronte di richieste prestazionali sempre più elevate, le lavoratrici e i lavoratori devono fare i conti con procedure inefficienti da un lato e la comprensibile rabbia della clientela dall’altro.
Le forme della pressione: dai “file Excel” alle minacce velate
Le direttive e i comportamenti messi in atto da diversi Responsabili smentiscono quotidianamente lo spirito degli accordi sottoscritti (a partire dallo storico Accordo sulle Pressioni Commerciali del 2017).
Le modalità con cui vengono sollecitate le vendite — in particolare sui prodotti assicurativi e di “tutela” — valicano troppo spesso il confine del rispetto della dignità personale:
• Sanzioni e ripercussioni sul mese successivo: Se un obiettivo non viene raggiunto nel mese corrente, i volumi mancanti vengono caricati “in aumento” sul mese successivo.
• Strumenti impropri e monitoraggi continui: Nonostante i divieti, si assiste al costante ricorso a chat di messaggistica istantanea, strumenti di comparazione informali, file Excel paralleli e graduatorie, alimentati da una raffica ininterrotta di riunioni e richieste di dati preventivi e consuntivi.
• Clima di intimidazione: La valutazione delle persone viene effettuata sul solo dato numerico; messaggi minacciosi e il paventato rischio di contestazioni o valutazioni negative in caso di mancato allineamento ai target sono all’ordine del giorno
In questi giorni, inoltre, abbiamo denunciato una situazione critica, dovuta sia alla carenza permanente di organico che all’aumento dei volumi di lavoro dovuti alle uscite per pensionamento/esodo e alla cosiddetta commessa “Poste”, vissuta nella nostra società del gruppo, Prestitalia, presente a Roma con un numero importante di colleghi. Infatti, per gestire le emergenze e i crescenti volumi lavorativi, i responsabili ricorrono sempre più al mero spostamento di colleghe e colleghi da altri settori nonché ad aumento massiccio di richieste di straordinario dando indicazioni di preferire/obbligare la presenza fisica, impedendo o limitando drasticamente l’utilizzo degli strumenti di lavoro agile, sia da casa che da hub, nonché limitare l’applicazione della settimana corta da parte delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il costo umano: salute psicofisica, burnout e rassegnazione Purtroppo, le pressioni commerciali non vanno in vacanza e si stanno diffondendo dappertutto.
Il prezzo di questi risultati viene pagato direttamente sulla pelle delle persone, in una sofferenza che spesso resta silenziosa solo per via di un forte ed instancabile senso del dovere ma che si manifesta in profondi stati d’ansia, veri e propri burnout. Lo stress lavoro-correlato è una realtà con cui facciamo i conti quotidianamente.
Dietro ai dati commerciali ci sono persone, è bene ricordarlo, che fanno i conti ogni giorno con un crescente senso di inadeguatezza che mina inesorabilmente l’attaccamento all’azienda ed alla professione.
Rispettare le regole per tutelare le persone È urgente richiamare la dirigenza e i responsabili a ogni livello a comportamenti congrui e rispettosi.
Chi produce valore merita dignità, ascolto e rispetto, non di essere consumato fino all’ultima goccia in nome del profitto.
Invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori a:
• Rompere il muro del silenzio e dell’isolamento: la salute è un diritto collettivo, per questo invitiamo i colleghi a segnalare ai rappresentanti sindacali ogni episodio di pressione indebita o carico di lavoro straordinario non sostenibile
• Richiedere laddove necessario, la visita straordinaria con il Medico Competente aziendale per far valere il proprio stato di salute.
Come OO.SS. vigileremo con attenzione su quanto sta accadendo e non mancheremo di denunciare tutte le situazioni che ledono la dignità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Roma, 25 settembre 2026
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA – UNISIN
RSA Lazio
Intesa Sanpaolo











