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Perseverare è diabolico!

Incorporare la quarta banca del paese nella prima è un’operazione mai accaduta prima dell’acquisizione di UBI da parte ISP.

La prima banca del paese che per lungo tempo ha continuato ad usare toni trionfalistici e assolutamente inopportuni in merito al processo di integrazione, non si è dimostrata assolutamente all’altezza di questo esame: la scarsa formazione e la concentrazione di interventi (chiusura ed accorpamenti di sportelli, creazione agribusiness, impact, creazione FOL etc) in un momento già complicato hanno determinato grossi disagi ai clienti e soprattutto ai dipendenti, che hanno pagato il prezzo più salato dovendo spesso ricorrere alle cure di psicologi e psichiatri.

Purtroppo il non riconoscere i propri errori ne determina il reiterarsi.

Le chiusure degli sportelli vanno avanti a spron battuto ma, come accaduto ad aprile si vanno a chiudere e ad accorpare realtà molto grandi, con molti dipendenti ed un altissimo numero di clienti. Calano le casse ed aumentano le code e le inevitabili proteste (in taluni casi si arriva addirittura alle aggressioni) dei clienti.

Nel mese di settembre le Segreterie Regionali delle Organizzazioni Sindacali dei bancari hanno diffuso un comunicato stampa dove si lamentava il disimpegno di ISP nella Regione Marche, in quel comunicato si chiedeva anche un intervento delle istituzioni e delle associazioni dei consumatori, ad oggi purtroppo registriamo solo interventi da parte di volenterosi sindaci dei comuni più piccoli della Regione!

In questa grande confusione si continua a lavorare in un clima di continua emergenza, talvolta per sollecitare le vendite vengono utilizzati toni drammatici, nonostante al 30 settembre si sia registrato l’utile previsto per la fine dell’anno!

Tutto è urgente, la formazione è ormai consuetudine farla da casa nel fine settimana ed ora, oltre alle mille priorità, è emersa la necessità, guarda caso a fine anno, di sistemare la Mifid dei clienti dell’ex Gruppo Ubi. Questa sistemazione, viene detto, è una priorità assoluta, ma poi se per fare i questionari viene lasciato indietro qualcosa…. Apriti cielo!

Dobbiamo essere abili a calmare i clienti, dobbiamo essere celeri a ricontattarli se ci cercano e non riusciamo a rispondere, dobbiamo essere veloci a fare i questionari Mifid, dobbiamo a tutti i costi raggiungere gli obbiettivi sulla tutela, gli impieghi, dobbiamo riempire le agende, conoscere la normativa, saper fare quello che nessuno ci ha insegnato a fare…. ma soprattutto dobbiamo essere capaci di comprendere le priorità dove tutto è prioritario!!

Evidentemente c’è qualche problema di comunicazione, evidentemente ciascuno cerca di portare acqua al proprio mulino, e per farlo ogni mezzo è lecito: si sta infatti diffondendo la cattiva abitudine di dare indicazioni in palese contrasto con la normativa aziendale.

Ci riferiamo in particolare a quei responsabili di uffici centrali che non appena uscita la comunicazione del NOGE che prevedeva il rientro in sede al 40%, hanno pensato bene di andare oltre, imponendo ai propri collaboratori di rientrare al 50 se non addirittura al 100% senza tenere conto che è ancora in corso una pandemia e che la normativa prevede delle distanze di sicurezza.

Mentre ai lavoratori viene chiesto di fare tutto e subito, quando è l’Azienda a dover andare incontro ai propri dipendenti i tempi diventano biblici, ad esempio, nonostante le numerose richieste, gli hub aziendali tardano ad essere allestiti, sul territorio marchigiano ne sono presenti solamente due (Civitanova Marche e Macerata). Dare un segnale in questo ambito, sfruttando i numerosi immobili ad oggi inutilizzati e consentendo a molti colleghi di lavorare più vicino a casa agevolando l’equilibrio fra tempi vita e tempi di lavoro, sarebbe il “minimo sindacale”.

I Coordinatori Territoriali Area Marche Intesa Sanpaolo

 Ancona, 12 Novembre 2021

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