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Banca depositaria : la forza inarrestabile della parola

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L’ultimo comunicato unitario in merito alla vendita di banca depositaria di isgs ci lascia decisamente delusi. in sintesi i lavoratori devono stare tranquilli ed i sindacalisti della falcri comunque sia devono tacere! il ceo ha dichiarato la volontà aziendale di dismettere asset non strategici per almeno 10 miliardi di euro. articoli di stampa hanno confermato “seccamente” che banca depositaria viene venduta e non sono stati smentiti dall’azienda, ma vengono messi in forse dai sindacati unitari per i quali nulla è certo finché non accade. giustissimo questo pensiero, ma perché non parlarne? noi della falcri diciamo “parliamone” perché crediamo che tutti i lavoratori, indipendentemente dal sindacato che li rappresenta, ne sentono la necessità e ne abbiano il diritto. – parliamone adesso, prima che possano verificarsi questi eventi o altri possibili, prima che possa accadere qualcosa di inevitabile, sperando che non accada! – parliamone, per non rischiare di non avere il tempo necessario a tutti noi di essere partecipi di qualsivoglia operazione societaria! – parliamo del perché non siamo più lavoratori con una professionalità acquisita dando una buona parte di noi stessi nel proprio lavoro e del perché dobbiamo sentirci minacciati o condizionati dal pericolo che il nostro lavoro venga dirottato. – perché non si può parlare apertamente e confrontarsi con i lavoratori su questa crisi economica e sulla sua evoluzione, su ciò che oggi ci riguarda e coinvolge tutti, non solo in quanto lavoratori del gruppo intesa san paolo, ma in quanto cittadini italiani ed europei? ciò che meraviglia è l’invito ad attendere i “fatti” quando questi sono già sotto i nostri occhi tutti i giorni! quante barriere ci isolano oggi? invisibili, eppure solide come roccia granitica ed invalicabili come le più alte vette: sono le barriere del silenzio e dell’indifferenza! c’è una sola arma che con la sua forza, senza violenza, è loro nemica: la parola! parlare serve a far comprendere quello che siamo e ciò che facciamo, serve a superare gli interrogativi, a comprendere i fatti. che sia scritta o detta, la parola è necessaria per poter liberare tutte quelle paure che il silenzio affoga; perché continuando a nasconderci dietro quegli ostacoli fatti di silenzio ed indifferenza, cercando e credendo di essere più protetti e al riparo dalla moltitudine di idee che potrebbe confonderci, rischiamo invece di venirne schiacciati senza capire che quella barriera siamo proprio noi ed una semplice parola potrebbe farla svanire. milano/torino, 26 novembre 2009