Home Comunicati Unisin 4 milioni e 800mila buoni motivi per dire STOP

4 milioni e 800mila buoni motivi per dire STOP

Sono ormai alcuni anni che le Organizzazioni Sindacali del settore del credito sono particolarmente impegnate, a tutti i livelli, nel contrastare le “pressioni commerciali”.

Purtroppo anche nel Gruppo Intesa Sanpaolo questa problematica è stata oggetto di continue denunce da parte del Sindacato, fino a giungere nel maggio 2017 ad un verbale di accordo in materia di “Politiche Commerciali e Clima Aziendale”, che ha addirittura preceduto quello sottoscritto dalle parti nazionali, di recente inserito nel nuovo Contratto Nazionale.

IL FENOMENO DELLE “PRESSIONI COMMERCIALI” HA CONTINUATO PERÒ A IMPERVERSARE NELLA VITA LAVORATIVA DEI COLLEGHI E QUESTO NONOSTANTE LE RASSICURAZIONI DELL’AZIENDA E IL TENTATIVO DI SMINUIRE -SEMPRE- LE NUMEROSE SEGNALAZIONI DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI.

Si arriva così al “botto” del 13 marzo 2020, quando l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sanziona pesantemente il Gruppo Intesa Sanpaolo per aver violato il Codice del Consumo, avendo adottato una pratica commerciale aggressiva: “Il procedimento concerne la condotta, posta in essere da Intesa Sanpaolo S.p.A. a partire dal mese di aprile 2017, nell’ambito della commercializzazione di contratti di mutuo immobiliare anche con surrogazione, consistente nell’aver indotto i consumatori, intenzionati a stipulare i suddetti contratti di mutuo immobiliare, a sottoscrivere polizze assicurative di vario genere, tra cui, ad esempio, incendio e scoppio, polizze a garanzia del credito e polizze sulla vita, commercializzate dalla Banca, ponendo tale sottoscrizione come condizione di fatto per la concessione del finanziamento”.

La violazione ha comportato una sanzione amministrativa di 4.800.000 euro.

L’accaduto, ripreso da tutti i media, ha indubbiamente causato un enorme danno all’immagine di Intesa Sanpaolo, visto che il Gruppo da sempre tende a pubblicizzare la propria correttezza e trasparenza nei rapporti con la clientela. Chissà se questo – dato che siamo in periodo di “valutazioni” – deve considerarsi “IN LINEA CON LE ASPETTATIVE” della nostra dirigenza!?!

La gravità del fatto è stata tale che, per metterci una pezza, sono dovuti intervenire i massimi vertici aziendali della Direzione Personale e Change Management e della Direzione Compliance Regolamentare Banca dei Territori e Private. In una loro comunicazione indirizzata ai Direttori Commerciali, ai Direttori di Area e a quelli di Filiale, hanno infatti ribadito che SONO VIETATE:

  • le richieste di rendicontazione delle vendite ai Colleghi di rete con l’eccezione di quelle predisposte dalla Direzione Pianificazione e Controllo di Gestione sul portale dedicato “PIU”;
  • le azioni commerciali autonome non concordate e valutate dalla compliance clearing;
  • le previsioni di agevolazioni sui mutui in caso di sottoscrizione di polizze.

Un messaggio chiaro e inequivocabile che non lascia spazi a interpretazioni e che ci porta, come Organizzazione Sindacale, a fare alcune considerazioni.

  • MA QUESTE COSE NON ERANO GIA’ SOSTANZIALMENTE STABILITE NEGLI ACCORDI SINDACALI A SUO TEMPO SOTTOSCRITTI?
  • IN TUTTI QUESTI MESI, QUAL È STATO IL COMPORTAMENTO DELL’AZIENDA PER EVITARE CHE SIMILI FATTI POTESSERO ACCADERE!?!

E SOPRATTUTTO

  • COME MAI L’AZIENDA IN TUTTE LE RIUNIONI CON LE DELEGAZIONI SINDACALI HA SEMPRE CERCATO DI NEGARE O DI SMINUIRE LE NUMEROSE SEGNALAZIONI FATTE DAL SINDACATO, COMPRESE QUELLE INOLTRATE ATTRAVERSO LA PROCEDURA “IO SEGNALO”?
  • CHI È CHE NON HA CAPITO? CHI È CHE HA SBAGLIATO?

Perché più di un dubbio ci assale e, sicuramente sbagliando, in casi come questi ci sovviene un antico proverbio sanscrito: ‘O pesce fète d’ ‘a capa! (per chi non è madrelingua: Il pesce puzza dalla testa!)

 INSOMMA CI PIACEREBBE SAPERE COS’È CHE NON HA FUNZIONATO e chiarire quali sono le disposizioni che sono state impartite nel tempo, ai vari livelli, per contrastare le pressioni commerciali che negli ultimi anni hanno raggiunto livelli indicibili, perché, leggendo il provvedimento dell’AGCM, l’impressione che si ha (ma è solo un’impressione) è che le pressioni partissero dall’alto.

Non vorremmo che qualche “furbastro” di casa nostra, in seguito alle “nuove” disposizioni impartite che, come detto, sono chiare e inequivocabili, si ingegnasse per trovare altre e più creative modalità per continuare a fare indebite pressioni sulle Lavoratrici e i Lavoratori del gruppo.

Non vorremmo che anche questa volta i richiami fossero solo formali, perché, se così fosse, vorrebbe dire che non si è capito proprio niente!!!

Il nostro timore non è campato in aria, ma nasce anche dal fatto che la sanzione inizialmente irrogata era di 4,3 MILIONI di euro, aumentata di un altro MEZZO MILIONE perché l’AGCM ha riscontrato “la circostanza aggravante della RECIDIVA”, in quanto Intesa Sanpaolo era già stata oggetto “di accertamento di violazione del Codice del Consumo”

PER QUANTO CI RIGUARDA, LA NOSTRA VALUTAZIONE SU CHI IN TUTTI QUESTI ANNI DOVEVA INTERVENIRE E NON LO HA FATTO È CERTAMENTE UN SONORO:

“INADEGUATO”!

 Milano, 29 maggio 2020

U N I S I N   Gruppo Intesa Sanpaolo

comunicato unisin 29.5.2020


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